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Mostrando entradas de enero, 2008

Ai tanti genitori cristiani che sono stati derubati dei loro figli LGBT

Chi di voi, se vostro figlio chiede del pane, gli scaglierà una pietra?” (Mt 7,9).  Se avessi ascoltato Gesù porre questa domanda, avrei risposto immediatamente che secondo me stava idealizzando la paternità, perché la realtà dimostra, almeno come la conosco io, che molte persone hanno trattato ingiustamente i loro figli e figlie. E che, quando si diventa madre, o padre, non esiste una bacchetta magica che ci trasformi in una persona diversa. Chi è egoista, violento o intollerante, quasi sicuramente lo sarà anche dopo aver allargato la famiglia. E chi fa tesoro solo delle pietre, non può distribuire il pane.

Non si può capire la Bibbia se non si accetta la diversità. Intervista a Thomas Römer

Thomas Römer è docente di Bibbia ebraica all’Università di Losanna e dal 2007 occupa la cattedra La Bibbia nei suoi contestial Collège de France. Dal 2016 è membro dell’Académie des inscriptions et belles-lettres. Lei è considerato uno dei massimi esperti della Bibbia ebraica a livello mondiale. Cosa vuole dire a chi afferma che i grandi biblisti cristiani pongono il cristianesimo a livello dell’intelletto invece che del cuore? Non dovrebbe esserci nessun antagonismo tra “intelletto” e “cuore”. È importante comprendere storicamente la formazione dei testi che più tardi sarebbero diventati la Bibbia, in modo da rendersi conto che quei testi provengono da contesti storici concreti e che è impossibile estrarne verità atemporali. Ma questo non esclude assolutamente una lettura spirituale o religiosa.

Siamo tutti stranieri in terra straniera. Il libro dell’Esodo letto da una persona gay

Il libro dell’Esodo ci spiega che gli israeliti erano schiavi in Egitto, lì costruivano le piramidi per il faraone. In una di queste piramidi questo semidio sarebbe stato sepolto e sarebbe resuscitato per vivere in eterno tra gli dei. Per la divinizzazione del faraone era necessario negare la dignità degli ebrei che non venivano considerati esseri umani, bensì oggetti da poter comprare e vendere. Molti storici non credono che il trattamento subito dagli schiavi in Egitto fosse così duro come siamo abituati a vedere nelle decine di film realizzati sull’argomento. In realtà sebbene gli schiavi fossero negli strati inferiori della società, questo spazio dove erano stati collocati consentiva loro di non rimanere senza cibo, dava loro una certa sicurezza. Come schiavi potevano mangiare e dar da mangiare alle proprie famiglie, ribellarsi all’oppressione del faraone era mettersi nell’abietto, una zona inabitabile in cui la vita non era possibile.

Quando le nostre Verità soffocano il Vangelo

“Conoscerete la verità e la verità vi renderà liberi” dice il Vangelo, però quelli che sono stati educati in chiese in cui si conosce la verità sanno perfettamente che la verità assoluta è un pericolo che mette a repentaglio la libertà individuale. E questo è così perché dove c’è la verità ci sono sempre un gruppo di persone esperte che dicono alle altre, ciò che devono fare e come devono comportarsi. La verità è un dispositivo di controllo che viene utilizzata da coloro che non possiedono capacità, che non sono capaci di discernere, di valorizzare, di avvicinarsi alla realtà; coloro che hanno rinunciato a vivere, perché hanno paura, perché sono coscienti dei propri limiti e della propria vigliaccheria.

Il figliol prodigo, l’omofobia e il figlio santo risentito

Nel frattempo il figlio maggiore era nel campo. Al suo ritorno, giunto vicino alla casa, udì la musica e i balli. Chiamò uno dei servitori e gli chiese cosa stesse succedendo, e il servo gli disse: “Tuo fratello è tornato, e tuo padre ha ordinato di uccidere il vitello grasso, perchè è arrivato sano e salvo”. Questa notizia irritò talmente il fratello maggiore, che non voleva entrare in casa, cosicchè suo padre dovette uscire a pregarlo. Egli rispose al padre: “Tu sai per quanti anni ti ho servito, senza disobbedirti in niente, e non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Invece adesso arriva questo tuo figlio, che ha sperperato il tuo denaro con le prostitute, e per lui fai uccidere il vitello grasso“. [1]

Si può essere cristiani e fondamentalisti?

Si può essere cristiani e fondamentalisti? Per rispondere a questa domanda dobbiamo collocarci in un determinato contesto e se questo contesto sono le Chiese evangeliche (ndr e cattolica) in Spagna, direi che essere fondamentalisti è l’unica forma possibile di essere cristiani. O almeno questa è la posizione ufficiale, quella che si impone, che dice dove andare e dove non andare, che decide chi può continuare e chi deve andarsene; quella che benedice le Chiese, le teologie, i pensieri e le iniziative col tanto desiderato sigillo di garanzia evangelico.

Tra paura e timore. Lo pastore d’anime, gay nascosto

Sono un pastore protestante che reprime la sua condizione sessuale.
Mi sta bene, ho delle figlie meravigliose e una moglie straordinaria, ma sto facendo un macello.

Ti consideri eterosessuale, gay o bisessuale?

Beh, mi sono sposato molto giovane a causa della pressione dell’ambiente in cui si è sviluppata la mia vita, la chiesa, l’Istituto biblico… Tutti si sposavano, ho sposato una compagna che non amavo, posso continuare a stare con lei ma non starei con un’altra donna neanche per scherzo, non l’ho mai fatto nella mia vita. Dimmi tu allora, cosa sono?

E’ tempo di dire basta all’intolleranza omofoba

La lotta per i diritti delle persone LGBT nella società occidentale sembra realizzarsi lentamente a favore dell’inclusione. Ciò nonostante non dobbiamo cantare vittoria troppo presto, perché gli avversari non stanno rendendo tutto più facile e fanno tutto ciò che è in loro potere per imporre i loro pregiudizi assurdi.  Comunque sembra che poco a poco l’omofobia, almeno la più evidente e palese, venga messa alle strette in aree marginali, e che coloro che occupano posizioni di potere, per convinzioni o interessi più o meno evidenti, abbiano deciso di sventolare la bandiera della diversità.

Scoprirsi gay! Quando la psichiatria non è d’aiuto

Non vi è nessun nemico peggiore all’accettazione degli omosessuali che l’omofobia interiorizzata. Questa è uno dei domini con cui conviviamo ogni giorno e contro il quale dobbiamo imparare a far fronte. 
Non mi riferisco alla nostra omofobia, che non dobbiamo mai considerare come dispersa, ma a quella che prende molte persone che sono disposte a farci del male nel momento in cui questa lenisce un poco il dolore sofferto nel non vivere in armonia con quello che siamo.

Curare l’omosessualità? Le menzogne delle cure riparative

Qualche giorno fa ho letto l’intervista che una rivista ultraconservatrice cattolica ha fatto ad Alberto, un giovane evangelico che affermava di aver abbandonato lo “stile di vita” omosessuale. Non è stato necessario fare un’analisi approfondita per capire i messaggi principali dell’intervista: l’orientamento sessuale non esiste, è solamente un’alterazione derivante da fattori ambientali ed educativi che con una cura adeguata può essere curata.  Questa “guarigione” è il massimo a cui una persona che crede di essere omosessuale può aspirare, dato che la vita che la aspetterebbe come gay o lesbica è di continua insoddisfazione, ricerca di pornografia, infelicità ecc…

Andare oltre. Superare le parole per giungere alla Grazia

Nominare o non nominare, porre etichette alle esperienze e ai sentimenti, oppure liberarli da vincoli riduttivi… A volte sembra che si trovi qui la grande battaglia che viviamo a livello personale, ma è ancor più forte in campo politico, religioso e sociale. Parole come cristiano, agnostico, uomo, donna, omosessuale, transessuale, malato, sano, ricco o povero… non sono forse mura che ci separano? Non sono l’origine di molti scontri? Sulla base di una prima lettura del messaggio evangelico dovremmo dire che sì, che le parole in realtà non sono l’importante, che queste etichette che abbiamo costruito per cercare di spiegare un po’ meglio il mondo, quello che ci accade, la maniera in cui percepiamo il nostro corpo, o l’oppressione che stiamo vivendo, non è l’essenziale.

I veri peccatori di Sodoma sono i nostri accusatori

Attualmente molti immigrati trovano nelle chiese un posto dove si sentono accolti, una seconda famiglia che rimpiazza, in parte, quella che hanno dovuto lasciare nel loro paese. Un paio di anni fa ho conosciuto un giovane omosessuale Iraniano che, per salvarsi, aveva lasciato la sua terra. Mentre parlavo con lui, pensavo che se voleva mantenere la sua dignità, nella maggior parte delle chiese non sarebbe stato accettato. E che il suo orientamento sessuale già lo escludeva a priori.

Delitti di genere. Essere uomo, essere donna

Secondo l’antropologa Dolores Juliano la categoria “puttana” è la frontiera di genere per le donne, e potremmo continuare dicendo che “finocchio” è quella degli uomini. Essere uomo o essere donna non è possibile esserlo in un modo qualunque, ma siamo obbligati ad esserlo in alcuni modi determinati. È vero che in culture come la nostra c’è una maggiore permissività, ma anche così, non tutto viene permesso, per cui lo stigma lanciato contro coloro che volontariamente o involontariamente non svolgono il ruolo assegnato ai loro genitali continua ad essere lo stesso: “puttana” e “finocchio”.

HIV. Non possiamo dirci cristiani e ignorare i nostri fratelli e le nostre sorelle

All’ingresso dell’edificio dove ha sede a Ginevra l’ONUSIDA (programma dell’ONU destinato a coordinare l’azione delle diverse agenzie specializzate per la lotta contro l’HIV/AIDS, ndr) c’è una scultura che ci dà il benvenuto con questa frase: “Non possiamo chiamare Dio nostro padre o nostra madre e ignorare che siamo fratelli e sorelle”.  Leggendola rimaniamo incapaci di replicare e ci torna alla mente qual è la difficile richiesta che ci viene fatta dal Vangelo.

Dove stiamo andando? Le nuove sfide per i movimenti dei cristiani omosessuali

Il movimento, o per meglio dire, i movimenti dei cristiani omosessuali nel nostro paese sono di fronte ad un bivio. 
Non bisogna essere molto svegli per rendersi conto che certi sentieri sono già chiusi e altri si sono rivelati inadeguati nell’affrontare le nuove contingenze che vive il movimento lesbico, gay, trans e bisex (LGTB) e che non hanno niente a che vedere con quelle del decennio passato. Per questo è necessario cercare ed individuare altre strategie che partano dalle nostre stesse necessità, invece di continuare ad arenarsi cercando di trasformare le strutture cristiane eterosessiste e spesso omofobe.

Il Pride: la giornata dell’orgoglio, del coraggio e della speranza anche per tutti i cristiani

Il dizionario (1) definisce il termine “orgoglio” come un “eccesso di autostima che ci fa ritenere di essere superiori agli altri”. Un concetto che si scosta dal messaggio predicato da Gesù, contro il quale in molte occasioni, in un modo o nell’altro, ha dovuto confrontarsi. Ma nello stesso dizionario ci troviamo di fronte ad un’altra accezione: “sentimento legittimo della propria dignità, un orgoglio nobile ed appropriato”. Ed è con questa interpretazione dell’orgoglio, che si innesta direttamente sul messaggio cristiano, che molte lesbiche, molti gay, transessuali, bisessuali, (lgtb) ed eterosessuali, scenderanno in strada durante le manifestazioni dell’Orgoglio lgtb che si terranno nelle nostre città più importanti nelle prossime settimane.