viernes, agosto 29

Scoprirsi gay! Quando la psichiatria non è d’aiuto


Non vi è nessun nemico peggiore all’accettazione degli omosessuali che l’omofobia interiorizzata. Questa è uno dei domini con cui conviviamo ogni giorno e contro il quale dobbiamo imparare a far fronte. 

Non mi riferisco alla nostra omofobia, che non dobbiamo mai considerare come dispersa, ma a quella che prende molte persone che sono disposte a farci del male nel momento in cui questa lenisce un poco il dolore sofferto nel non vivere in armonia con quello che siamo.


Quando ero studente al collegio vivevo un grande conflitto interiore tra la mia fede e il mio orientamento sessuale. Era qualcosa di nascosto e non avevo gli elementi necessari per farne fronte. Ecco perché presi la decisione di prendere appuntamento con un noto psichiatra evangelico che aveva trattato altre persone nella mia situazione. Pensavo a quel tempo che l'unica persona che mi potesse aiutare doveva essere uno psichiatra e un evangelico, qualcosa che col tempo mi avrebbe aiutato a vedere il tutto come una grande sciocchezza.
Non fu facile trovare il denaro per le visite e per i biglietti del treno, dovevo percorrere 300 chilometri per partecipare agli appuntamenti. Non potevo chiederli ai miei genitori senza fornir loro una spiegazione credibile, così li racimolavo con il mio lavoro nei fine settimana e con quello che ottenevo dalla borsa di studio. Per me quel denaro, in quel momento, era una piccola fortuna, ma pensavo che ne valesse la pena se mi avesse aiutato a concludere la mia battaglia personale.
Ci furono tre incontri, e li ricorderò sempre come il luogo in cui ho lottato maggiormente contro l’omofobia interiorizzata di qualcuno, senza nessun’altra arma se non quella del buon senso. Quel signore parlava di Dio e della Bibbia, ma di quello che serviva a me non gli importava niente. 
La prima cosa che mi disse fu una bugia, che io non ero omosessuale. Al che gli ho risposto che se c’era qualcosa sul quale non avevo dubbi era che fossi gay. Suppongo non si rendesse conto che era la prima volta nella mia vita in cui ho detto a qualcuno ad alta voce che ero omosessuale. Dentro di me è caduto tutto quanto, pronunciare quelle parole fecero in modo che il mio mondo crollasse e che rimanessi senza niente, contro le intemperie, in attesa dell’attacco di questo avvoltoio.

Successivamente mi ha consigliato sulla necessità di coltivare la mia eterosessualità e di non farlo invece con la mia omosessualità. In altre parole, tentò di colpevolizzarmi con tutti i mezzi possibili, farmi assumere la responsabilità di quello che mi accadeva. Credo che a lui, dimostrare la sua eterosessualità esteriore gli fosse costato molto tempo, e che il suo senso di colpa venisse mitigato con quelle assurde visite. Poi mi ha detto che dovevo uscire con le ragazze, che avrei dovuto cercarmi una fidanzata ufficiale, e che a quel punto sarei riuscito a vincere definitivamente le mie tendenze peccaminose. 

Per quanto gli avessi detto che avevo lasciato la mia ragazza perché pensavo di ingannarla e che per questo lei non mi meritava, lui mi incoraggiò a continuare a provare. Cioè, mi ha spinto a vivere nella menzogna, e a coinvolgere in questa cosa una persona che non lo meritava. Più tardi ho compreso che era questo quello che mi spingeva a fare, ossia per non sentirmi un mostro mi invitava ad esserlo.

Nell’ultima visita gli ho detto che le sue proposte non mi parevano essere una soluzione a quello che mi stava succedendo, che avevo deciso di uscire allo scoperto e raccontarlo alla mia famiglia e agli amici. A quest’uomo interessava solo il sesso, mentre in quel momento io ero più preoccupato per il rifiuto o per il dolore che avrei causato a coloro che mi stavano intorno.
Così mi consigliò di non dire nulla, e che inoltre non avrei dovuto avere rapporti sessuali con altri uomini. Alla fine mi diede l’indirizzo di “Exodus International” dicendomi che loro potevano aiutarmi. Stavo per affrontare uno dei momenti più difficili della mia vita, mettermi di fronte alle persone che amavo e dire loro qualcosa che pensavo non avrebbero potuto comprendere. Ma quest’uomo non gli importava niente, la sua terapia è stata un fallimento, e quello che provavo io non era affar suo.
So che quest’uomo era omosessuale, lo so per certo. Ho analizzato le tre ore in cui siamo stati insieme, il suo comportamento, gli atteggiamenti, il suo sguardo schivo e le bugie, non ho dubbi. Uomini e donne come questo li ho incontrati più volte durante la mia vita, ma avevo già gli strumenti per difendermi. Quest’uomo non lo dimenticherò mai, perché ha cercato di approfittare del dolore, della paura e della sofferenza che provavo per spingermi ad una vita di inganni come la sua. Grazie a Dio, ora tutto ciò è molto lontano da me, anche se so che non è così per parecchie persone.
Alcuni hanno scelto di vivere una vita che non è la loro e non vi è nessun fallimento peggiore di qualcuno che ha scelto questa strada. Per questo gettano tutti i loro rifiuti su coloro che hanno deciso di prendere la strada dell’onestà e della realtà. A volte questo loro comportamento mi da fastidio e mi fa arrabbiare, soprattutto quando cercano di trascinare gli altri con loro, ma nella maggior parte dei casi mi dispiace, sono stato nella loro situazione e conosco la loro sofferenza. 

So cosa vuol dire vivere nella paura di essere scoperti, la paura del rifiuto, l’angoscia di perdere quello che hai … e quando qualcuno ha potuto affrontare tutto questo e avere una vita realmente piena, non può che simpatizzare con chi non ha potuto farlo o non ne ha avuto il coraggio.

Carlos Osma


Liberamente tradotte da Adriano C. (Progetto Gionata)

Testo originale: Un psiquiatra en el armario

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