viernes, marzo 21

Lo scandalo della croce e le persone LGBTI


La croce è il luogo in cui divenne evidente che Gesù non era il Messia, o almeno non il Messia che tutti attendevano. Le aspettative dei suoi seguaci, che lo avevano acclamato all’ingresso in Gerusalemme pensando che avrebbe portato un nuovo Regno di giustizia, si videro defraudati da un finale così drammatico. La crocifissione è stata una delusione, un disinganno, un confronto con la terribile e dura realtà di sempre. Là, sul Calvario, è svanita l’ingenuità di coloro che speravano nel Messia ufficiale, annunciato e atteso da centinaia di anni. Questo sinceramente non era il Messia, quello che Dio aveva promesso di inviare non avrebbe potuto far vergognare col fallimento coloro che per tanto tempo l’avevano atteso.
Lo scandalo della croce assomiglia molto al nostro stesso scandalo, allo scandalo delle persone LGBTI che hanno dovuto combattere con le aspettative che in esse erano state riposte. E’ evidente che, come Gesù, anche noi non siamo quelli che ci si aspettava fossimo. Non siamo i figli e le figlie del dio patriarcale, pur avendo per anni dissimulato la realtà. Il nostro modo di essere e di sentire ci impedisce di soddisfare i sogni che i familiari, gli amici e le Chiese avevano fatto su di noi. Non siamo quelle donne e quegli uomini che essi si aspettavano, non lo siamo, ed è per questo che la croce ci aspetta sempre.
Si può vivere tutta la vita nella paura e nascondendosi, ed è quello che cercarono di fare i discepoli di Gesù quando egli venne catturato. La vigliaccheria è un fatto naturale, fa parte del nostro istinto di sopravvivenza. Il primo istinto è la fuga, il silenzio e il tentativo di nascondersi vengono sempre in seguito. Il timore guida la vita di coloro che recitano il ruolo del Messia che gli altri aspettano da essi. Si può morire così per tutta la vita, non è una scelta facile confrontarsi con la realtà.
Ma soltanto quando crocifiggiamo insieme a Gesù ciò che siamo obbligati ad essere, e sentiamo il rifiuto e l’insulto, scopriamo chi in realtà siamo. Soltanto quando, appesi alle travi che si alzano fuori dalle case e dai templi, spezziamo i sogni e le speranze riposte su di noi fin dal tempo della nostra nascita, possiamo arrivare ad essere chi realmente siamo. La croce è l’uscita dall’armadio di un Messia fuori dalle norme, e per questo la croce, il simbolo principale del cristianesimo, è il luogo in cui muore una volta per sempre tutto quello che noi non siamo, tutte le menzogne in cui ci siamo nascosti, tutti i desideri di essere all’altezza di coloro che dicono di amarci. Sul Golgota la nostra eterosessualità artefatta è stata crocifissa per sempre.
Proprio nel momento in cui la legge del sangue ci lascia, quando comincia ad uscire grgogliando dalle nostre mani, dai nostri piedi e dalla nostra fronte, cominciamo a vedere che la croce ha un senso salvifico per le persone LGBTI. Quando il nostro costato smette di versare sangue e da esso sgorga l’acqua della vita, siamo consapevoli che ormai mancano pochi istanti a che tutto ciò che avremmo dovuto essere scompaia per sempre. Adesso non ci sono richieste impossibili, negazioni stupide, odio interiorizzato… Quando infine leviamo la voce al cielo e gridiamo con forza al dio che ci tormenta: “Dio mio, dio mio, perchè mi hai abbandonato?” è allora che sappiamo che il nostro vecchio io eterosessuale, che non simo mai riusciti ad essere, è stato crocifisso insieme a Gesù. A partire da questo momento, dentro di noi non vivrà più questo io fittizio, ma Dio.
Dopo la crocifissione di quelli che non siamo, arriva la resurrezione di ciò che Dio ha sempre voluto per noi. La resurrezione di Gesù per opera di Dio è la convinzione su cui si basa la fede cristiana, ma è anche l’annuncio che è possibile un’altra vita per le persone LGBTI che hanno deciso di lasciarsi dietro quello che non erano. In Cristo noi lesbiche, gays, bisessuali, trans e intersessuali siamo da Dio resuscitati dalla morte.

Nell’evento principale su cui si basa il cristianesimo possiamo vedere il cammino che Dio mette davanti a noi. La vita di verità viene in seguito alla rinuncia, alla perdita, alla croce. La vita di verità viene in seguito alla morte di ciò che non siamo, quando simo stati capaci di rinunciare a quello che Dio non voleva per noi.

Restano dietro di noi le aspettative che non abbiamo potuto soddisfare, le mezze verità, il sentimento di aver defraudato persone amate, la paura del rifiuto… Dietro, sulla croce rimane il Messia che gli altri aspettavano, ma che noi non eravamo. Adesso arriva finalmente la vita, la capacità di perdonare, di amare noi stessi. Adesso arriva finalmente il nostro presente e il nostro futuro, che possiamo davvero condividere con chi abbiami al nostro fianco. Adesso arrivano i nostri progetti, le nostre illusioni, le nostre speranze… Adesso, resuscitati insieme a Cristo, arriva quello che non avevamo: la vita.

Carlos Osma*


Liberamente tradotte da Dino. (Progetto Gionata)
Testo originale: Crucificados con Jesús
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* Carlos Osma vive a Barcellona (Spagna) e fa parte della Comunidad Protestants Inclusius (Comunità protestante Inclusius). Si è laureato in Matematica, Diplomato in Scienze e ha studiato il dialogo ecumenico interreligioso e culturale. Alcuni dei suoi articoli sono stati pubblicati in riviste come Lupa Protestante, Cristianos Gays o Cristianismo Protestante. E’ sposato con un uomo e ha due figlie.
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