viernes, enero 11

I veri peccatori di Sodoma sono i nostri accusatori


Attualmente molti immigrati trovano nelle chiese un posto dove si sentono accolti, una seconda famiglia che rimpiazza, in parte, quella che hanno dovuto lasciare nel loro paese. Un paio di anni fa ho conosciuto un giovane omosessuale Iraniano che, per salvarsi, aveva lasciato la sua terra. Mentre parlavo con lui, pensavo che se voleva mantenere la sua dignità, nella maggior parte delle chiese non sarebbe stato accettato. E che il suo orientamento sessuale già lo escludeva a priori.

Il racconto di Sodoma e Gomorra in Gen 19, 1-29, e il suo parallelo (Gc 19), è un testo che contiene un messaggio su questa situazione tanto ingiusta. So che i letteralisti più conservatori diranno che il testo non ammette interpretazioni, e che il mio amico Iraniano non ne esce troppo bene. Al contrario, coloro che hanno deciso di rifiutare questa storia come parola di Dio, giustamente argomenteranno che con tale racconto si rinforza l’odio che ogni anno uccide migliaia di omosessuali. 
Potrei cominciare mettendomi nel campo dei letteralisti e avvertire che il testo non dice esplicitamente che il peccato di questi uomini fosse l’omosessualità, questa è pura invenzione. Per dirlo in altra maniera, in altri testi della Bibbia si parla di “violazioni eterosessuali”,  e questo non fa assolutamente dedurre che il peccato sia l’eterosessualità. In tutti questi racconti, il peccato è la violazione, che immagino tutti noi condanniamo, indipendentemente dall’orientamento sessuale di colui che lo commette.
Quello che mi piacerebbe che notaste, è che queste persone hanno una concezione dell’omosessualità negativa e prefissata ben prima di avvicinarsi al testo; ma non in contrasto con la realtà, e che per questo motivo ne fanno una lettura particolare. Nelle loro menti relazionano l’omosessualità con la degenerazione. Per quale ragione? L’educazione, l’ignoranza, la paura… Nello stesso testo Lot offre le sue figlie per essere violentate.
Dovremmo condannarlo per essere un uomo, per la sua eterosessualità, per essere ebreo, per essere egoista, per essere un cattivo padre forse? Evidentemente secondo il testo no, dato che a quei tempi la dignità e la vita di due donne aveva molto meno valore che quella di due uomini, un concetto che nessuno accetta più oggi come voluto da Dio, ma causato da motivi economici, culturali, sociali ecc.
In quanto cristiani rileggiamo tutta la Bibbia alla luce di Gesù, egli è la nostra regola, la nostra interpretazione, che va oltre i nostri pregiudizi e le nostre convinzioni. Egli è l’unico che osa dirci: “Avete inteso che vi fu detto… Ma io vi dico …”. Per questo Gesù parlando di questo testo non ha mai fatto alcun tipo di riferimento all’omosessualità: “Se qualcuno non vi riceve né ascolta le vostre parole, uscendo da quella casa o da quella città, scotete la polvere dai vostri piedi. In verità vi dico che il paese di Sodoma e di Gomorra, nel giorno del giudizio, sarà trattato con meno rigore di quella città”. (Mt 10, 14-15). Di fatto, in nessun angolo della Bibbia parlando del peccato di Sodoma e Gomorra, si dice che fosse l’omosessualità dei suoi cittadini.
Gesù mette in relazione questo testo, come tanti altri prima di lui, con l’ospitalità. Le città che non accolgono i suoi messaggeri riceveranno la punizione divina. Ezechiele, per esempio, parlando del peccato di Sodoma dice: “… vivevano nell’orgoglio, nell’abbondanza del pane, e nell’ozio indolente; ma non sostenevano la mano dell’afflitto e del povero”. (Ez 16, 49-50).
Da parte sua la Torá ebrea dichiara esplicitamente: “Gli uomini di Sodoma sono stati corrotti solo a causa della ricchezza che Dio ha profuso su di loro… Dicevano: se nella nostra terra cresce il pane, e ha polvere d’oro, per quale motivo dobbiamo ricevere dei forestieri che vengono solo a privarci della nostra ricchezza? Ebbene, dobbiamo abolire la pratica di accogliere i viaggiatori nella nostra terra…”.
Interpretare Sodoma come giustificazione per rifiutare l’omosessuale è una possibilità. Un modo per continuare mantenendo l’odio verso persone che nella storia umana hanno dovuto vivere in fuga da se stessi e dagli altri. Ma questa interpretazione si allontana totalmente dal principio evangelico perché genera sofferenza e morte.
Avvicinarsi a Sodoma per denunciare la mancanza di ospitalità, di tolleranza dell’essere umano verso gli stranieri, i discriminati o semplicemente verso coloro che hanno opinioni e punti di vista differenti, è un modo per aprire questo testo alla felicità e alla vita. Attualmente la maggior parte delle chiese commette il peccato con noi che siamo omosessuali. La maggior parte delle lesbiche e dei gay che conosco, ha dovuto fuggire da loro come ha fatto Lot per salvarsi la vita, in questo caso, sia spirituale che emotiva.
A volte abbiamo desiderato che il fuoco cadesse su di loro, affinché Dio ci facesse giustizia. Ma il Dio nel quale crediamo, non è quello di Sodoma, ma quello che ci ha rivelato Gesù.
Questo è lo stesso Dio cercato da Abramo alle querce di Mamre, intercedendo per Sodoma: “Forse ci sono cinquanta giusti nella città; davvero farai perire anche quelli? Non perdonerai a quel luogo per amore dei cinquanta giusti che vi sono?” (Gen 18, 24). Intercediamo anche noi oggi per la nostra Sodoma, per la nostra Chiesa.

Carlos Osma
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Liberamente tradotto da Adriano C. Progetto Gionata
Testo Originale: La Iglesia de Sodoma

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