jueves, enero 10

La mangiatoia nella stalla di Mahmoud e Ayaz. Uccisi perchè gay


Mahmoud e Ayaz si tenevano per mano mentre nessuno poteva vederli, erano molto vicini, tanto da poter sentire il ritmo accelerato del battito del cuore l’uno dell’altro. Avevano paura, ma rimanevano in silenzio. 

Niente sembrava dare un senso al tempo, infatti le parole erano di troppo, solamente i sentimenti di paura, colpevolezza e amore, occupavano quella specie di stalla dove avevano passato la notte.

Sentivano degli animali intorno a loro, vacche e cavalli, o forse buoi e muli, ma non avevano curiosità di sapere se erano una cosa oppure un’altra.
Quello che vedevano erano galline e polli che passavano avanti e indietro, e le pecore e le capre che sembravano non accorgersi della loro presenza. Senza dubbio l’invisibilità non li preoccupava, e neppure li spaventava, era qualcosa alla quale erano abituati fin da piccoli. Avevano appena abbandonato la loro adolescenza.
Avevano udito il rumore in lontananza di persone che venivano a piedi, o con muli e cammelli. Ma avevano ancora un po’ di tempo per stare da soli, ancora un po’ di tempo per raccontarsi una vita da vivere insieme che non avrebbero mai raggiunto.

Tempo per dirsi che si volevano bene, tempo per arrabbiarsi e riconciliarsi, tempo per deludersi e chiedere perdono, tempo per ricercare insieme i propri sogni, o tempo per fare in modo che l’altro realizzasse i suoi. Ma non aprirono la bocca, solo le mani erano strette e serrate con più forza mentre le lacrime esprimevano tutto il resto.

Se non avevano perso la nozione del tempo, oggi era venerdì, come il giorno che si erano conosciuti. E doveva essere la stessa ora, quella della preghiera. Entrambi erano a piedi nudi come allora, ma a quel tempo non riuscivano a smettere di parlare, a raccontarsi le cose, fu attrazione a prima vista. Tutti pensavano che fossero grandi amici, ma la verità era che erano profondamente innamorati, non avrebbero mai pensato che li avrebbero scoperti.
Vedere le loro madri in lacrime e vedere i loro padri pieni di rabbia era stata dura, non avevano altra scelta che mentire loro affinchè il loro mondo non sparisse con loro. Ma non era servito a niente, un familiare li denunciò alla polizia, e gli eventi per loro precipitarono rapidamente e tragicamente. Ora erano lì imprigionati, seduti e terrorizzati in attesa.
Mahmoud faticava a respirare, il terribile odore di letame lo obbligò ad alzarsi avvicinandosi alla finestrella con le sbarre che era lì vicino. Da lì riusciva a vedere il cielo, la luce di una grande stella lo aveva abbagliato e costretto a chiudere gli occhi, aveva così poca forza che cadde in ginocchio. Si girò rapidamente e vide Ayaz che stava gesticolando indicandogli un angolo di quella stalla. C’era una specie di culla fatta di legno e paglia, e dietro di essa una bambina con i capelli castani che non doveva avere più di tre anni, in piedi li guardava con i suoi dolci occhi azzurri spalancati.
Ayaz e Mahmoud non avevano avuto tempo per parlare di quello, ma avevano sentito che in alcuni paesi, gli uomini come loro potevano aver figli. Non lo sapevano per certo, ma se tutto fosse stato diverso, se l’amore avesse trionfato, forse un giorno aavrebbero avuto una bambina come questa. Una bambina da amare, da proteggere, da crescere e curare.
Una bimba che assomigliasse a quella, che avesse un amore incondizionato negli occhi e che dicesse che la loro relazione non era qualcosa di sporco, ma che poteva essere la cosa più bella del mondo. Era così impossibile da credere, come il fatto che quella bambina fosse lì in quel momento.
Ma era vero, e quella bambina si avvicinò a loro lentamente per asciugare le loro lacrime. E disse una parola nuova per loro, come le prime sillabe dette dai bambini: “il vostro amore ha trionfato”. Non volevano spiegarle che non era così, che a volte l’amore perde, e che quelli che perdono devono pagare un prezzo alto. Era una bambina e con certezza l’avrebbe scoperto con il tempo da sola.
Ma, come se quel piccolo essere sapesse quello che stavano pensando, li guardò con amore e misericordia, e li prese entrambi per mano. Fu in quel momento che si accorsero che la bimba era ferita, che aveva del sangue sulle mani.
Prima di poter fare o dire qualcosa, la porta si aprì, la folla era giunta. Ayaz e Mahmoud dissero alla bambina di andarsene, di fuggire in fretta, ma lei li ignorò e rimase con loro. Tutti gli altri si muovevano come se la bimba non fosse lì. Le guardie bendarono gli occhi ad entrambi e legarono le loro mani dietro la schiena, ma la bambina continuava a tenere le loro mani.
Avevano paura, sentivano le grida, gli insulti e i colpi che ricevevano mentre camminavano tra la folla. Piangevano, tremavano e pregavano il loro Dio che non li abbandonasse, mentre stringevano con più forza le manine di quella bambina misteriosa che li teneva uniti.
Salirono le scale fino ad una pedana, capirono che stavano mettendo la corda intorno al loro collo, e poco prima che i loro corpi fossero spinti con violenza verso il vuoto, dall’odio incomprensibile di coloro che si aggrappano al loro Dio terribile che non riconosce un amore diverso, sentirono la bambina che diceva: “Io so che il redentore di coloro che hanno perso la loro vita ingiustamente, è vivente, e un giorno resusciterà i morti”.
Dopo l’esecuzione la folla si spostò di nuovo verso la stalla, cantando e ringraziando Dio. Speravano di trovare lì il loro salvatore, ma non c’era. Non era importante, continuarono a rimanere lì, inginocchiati davanti alla culla vuota, come se non si rendessero conto che non c’era colui che stavano aspettando.
Da lontano, la bambina li guardava tristemente mentre ungeva, con i suoi capelli impregnati di mirra, i corpi senza vita di Mahmoud e Ayaz.
Carlos Osma

Liberamente tradotto da Adriano. Progetto Gionata
Testo originale: El establo de Mahmoud y Ayaz

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